venerdì 24 febbraio, 2017
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TUTTE LE PREVISIONI PER IL 2016 SI SONO DIMOSTRATE CLAMOROSE BUFALE

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TUTTE LE PREVISIONI PER IL 2016 SI SONO DIMOSTRATE CLAMOROSE BUFALE

Dicembre: tempo di bilanci consuntivi, anche e soprattutto per la politica e per l’economia. Per un governo, le previsioni dell’andamento dell’economia e dell’occupazione sono elemento fondamentale sulla cui attendibilità si basa l’andamento delle casse dello stato.

Se un’impresa che sbaglia le previsioni di vendita e di fatturato risponde col proprio capitale, un governo che sbaglia previsioni fa pagare il proprio errore ai cittadini, ragion per cui l’attendibilità delle previsioni governative rappresenta un elemento fondamentale per valutare l’operato di un esecutivo.

Quello guidato dal fu (politicamente) Matteo Renzi come si è comportato? E la Ue aveva previsto giusto?

Confrontiamo le previsioni con gli ultimi dati consuntivi disponibili e forniti dall’ISTAT.

PIL: a fine 2015 il governo aveva stimato una crescita del PIL per il 2016 dell’1,6%, abbassata all’1,2% ad aprile di quest’anno. Il dato acquisito dall’ISTAT relativo al periodo gennaio settembre (ultimo dato disponibile) mostra un prodotto interno lordo allo 0,8%. Se lo confrontiamo con le previsioni di un anno fa, siamo esattamente alla metà di quanto previsto! E la Ue cosa aveva previsto per l’italico stivale? Anche qui sonora bocciatura per gli “esperti” della Commissione, dato che avevano pronosticato un PIL a +1,1%.

DISOCCUPAZIONE: Le previsioni della Ue parlavano di un 11,4% di disoccupati per il 2016, dato non confermato dall’ISTAT, che la colloca all’11,6% a fine ottobre. Il dato previsto dalla Ue NON è mai stato raggiunto durante l’anno. Ancor meno affidabile la stima del governo, che aveva ipotizzato un 11,3%. Stiamo ragionando di decimali di punto, ma nella realtà equivalgono a migliaia e migliaia di posti di lavoro in meno rispetto a quelli previsti.

DEBITO/PIL: Nell’autunno del 2015 il governo aveva previsto un debito/pil al 2,2%, ritoccato poi al 2,3% in corso d’anno. Al momento le stime lo danno tra il 2,3% ed il 2,4%. Questo valore, in linea con le previsioni attuali, potrebbe essere visto in modo positivo, ma così non è, poiché esso è stato raggiunto in presenza di un Pil cresciuto della metà rispetto alle previsioni. E questo significa una sola cosa: il governo ha aumentato tasse e tagliato servizi, altrimenti non sarebbe stato possibile centrare l’obiettivo.

Ora, uno stato che non cresce e che massacra i propri cittadini con tasse e tagli allo stato sociale, ha sicuramente vita breve, soprattutto se, come nel caso di quello italiano, i suoi politici non sono in grado di fare previsioni attendibili sulle dinamiche future. Questo spiega meglio di molte altre dotte analisi perchè gli elettori hanno bocciato in massa il governo Renzi non appena è stata data loro la possibilità di esprimersi col voto.

D’altra parte, non avendo le normali leve economiche di cui dispongono gli stati sovrani, dato che si  è delegata la sovranità monetaria (e quindi politica) ad entità esterne come la BCE e la Commissione europea eletta da nessuno e autoreferenziale senza neppure un organo democratico di controllo del suo operato, appare del tutto evidente come il governo italiano possa agire solo su due fronti per gestire l’indebitamento: tasse e tagli, condannando in tal modo il paese ad una lenta e dolorosa agonia.

Agonia, nella quale il presidente dell’INPS arriva a teorizzare addirittura l’abbassamento delle pensioni in quanto ha “scoperto” che esiste una correlazione tra pensioni più elevate e maggiore speranza di vita dei cittadini. Tradotto: bisogna tagliare le pensioni per far morire prima i cittadini. E’ chiaro che quando si arriva a simili pensieri, uno stato non ha più alcuna speranza per il futuro, a meno che la classe politica in un sussulto di orgoglio si riappropri della sovranità politica e monetaria affossando una volta per tutte il lager Ue.

Oppure, che sia il popolo, la gente, gli elettori a riappropriarsi del futuro dell’Italia votando alle prossime elezioni politiche chi ha nel programma l’abbandono della Ue e del velenosissimo euro, che tra l’altro sta letteralmente colando a picco. Tra pochissimo, sarà in parità col dollaro americano e subito dopo, non appena Trump si insedierà, scenderà ancora più in basso. Uscirne quindi non sarà un problema, ammesso e non concesso lo sia mai stato. Sarà un grande affare.

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