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Sentenza storica: Il saluto romano in onore dei caduti non è più reato

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Roma, 3 mar – La Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale di Milano Pietro Basilone, che chiedeva la condanna per alcuni militanti “colpevoli” di aver effettuato il “saluto romano”. Confermata la sentenza di non luogo a procedere “ perché il fatto non sussiste”, nei confronti di alcuni militanti, colpevoli (secondo l’accusa) di aver effettuato il “saluto romano” ed aver partecipato alla “chiamata del Presente!” durante la commemorazione dei caduti Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù, Enrico Pedenovi, consigliere provinciale del Msi e di Carlo Borsani aderente alla Repubblica Sociale Italiana. La Suprema Corte dunque, in data odierna, ha confermato di fatto la sentenza assolutoria di primo grado emessa dal G.U.P. di Milano il 10 giugno 2015, dichiarandoinammissibile il ricorso del Procuratore Generale che insisteva nella condanna, ritenendo che condotte come “la chiamata del presente” e il cosiddetto “saluto romano”, costituissero reato ai sensi della Legge Scelba. Nello specifico, vengono ribadite le modalità rispettose e ordinate del corteo e l’assoluta inoffensività di un fatto che, secondo il Tribunale, non aveva alcun altro obiettivo se non quello di commemorare tre defunti, vittime di una lotta politica assai violenta, nelle fasi storiche nelle quali i delitti devono essere collocati.

Sterili dunque le argomentazioni della pubblica accusa e dell’ Anpi, parte civile nel processo, che non sono riuscite a convincere i Giudici, finendo quasi nel ridicolo nell’asserire che l’esposizione di striscioni e bandiere raffiguranti la “croce celtica”, fossero una simbologia notoriamente adottata da formazioni di ispirazioni nazi-fascista e per questo espressione di condotte perseguibili penalmente. Si legge invece in sentenza che “le manifestazioni, certamente di carattere fascista e con una indubbia simbologia fascista, erano rivolte ai defunti in segno di omaggio e di umana pietà e non avevano alcuna finalità di restaurazione”. Si tratta di una pronuncia che costituisce un importante precedente, con buona pace dell’ Anpi e company.

Esulta Roberta Capotosti, consigliere in Zona 2 a Milano per Sovranità, che era finita tra gli indagati a causa del saluto romano al Presente! per Sergio Ramelli. “Oggi giornata storica. Si scrive una pagina eccezionale per tutte le generazioni di camerati e si riconosce, finalmente, la sacralità e la non punibilità del giusto tributo per i nostri Martiri, vittime incolpevoli dell’odio cieco comunista degli anni bui di questo Paese, in cui uccidere un fascista non era reato! Ebbene con oggi si sancisce che è “il Presente” a non essere reato. Lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile totalmente il ricorso del PM di Milano, Piero Basilone, che si era opposto al non luogo a procedere nei miei, come di altri, confronti dichiarato dal Gip Banci Buonamici nel processo di primo grado. Mi auguro possa fare giurisprudenza per tutti quei processi ancora aperti e per tutte quelle ragazze e quei ragazzi ancora impegnati a difendere le nostre Idee nei Tribunali di tutta Italia”.

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