mercoledì 24 maggio, 2017
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Padova, a scrocco migliaia di euro di corrente: zingari processati, ma chi paga?!

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PADOVA. Dovranno sedere sul banco degli imputati il prossimo 20 settembre per rispondere di furto aggravato (per essere stato compiuto con mezzo fraudolento) e continuato per aver rubato energia elettrica, manomettendo i contatori dell’Enel e allacciandosi direttamente alla rete: sono dodici residenti nel campo nomadi allestito in lungargine San Lazzaro (noto anche come accampamento di via Longhin) che ospita alcune casette container.
Dodici persone che, per un periodo dai sei ai dieci mesi, hanno potuto usufruire dell’energia senza pagare un euro al contrario di tutti i cittadini. A citarli direttamente a giudizio è stato il pubblico ministero Benedetto Roberti che, il 28 luglio 2014, aveva coordinato un blitz nel campo affidato alla Squadra mobile nell’ambito dell’inchiesta denominata “Zingari brillanti”. Inchiesta che aveva portato all’arresto di 18 persone, ritenute coinvolte in colpi ai danni di rappresentati orafi e di furgoni portavalori.
Un mese più tardi, il 28 luglio, la scoperta di parte della refurtiva depositata al Monte dei pegni di Mestre per ottenere prestiti (poi rinnovati) con la conseguenza di sottrarre quei beni a ogni controllo.
Sempre in quei giorni, di fronte al groviglio di cavi presente nel campo, la polizia aveva sospettato che molti alloggi fossero allacciati alla rete energetica in una maniera particolare ovvero in forma abusiva. Gli accertamenti vennero delegati alla Polizia municipale che ha verificato la manomissione dei contatori. A quel punto l’Enel ha presentato una denuncia.
E a quanto ammontano i furti di energia? Tutti hanno totalizzato 323 euro di bollette non pagate per un ammontare complessivo di 3.876 euro. Tra gli imputati, Gianni Stoiko che, nel giugno scorso, aveva tentato di svignarsela dall’I’ns situato a Noventa in via Salata con il carrello zeppo e non si aspettava di trovarsi davanti un maresciallo dei carabinieri in borghese, alle spalle già diverse denunce per furto. E Maita Parussati, anche lei arrestata nell’operazione della questura nel luglio 2014, condannata in primo grado a due anni e otto mesi, oltre al pagamento di una multa di duemila euro, nell’ambito del giudizio abbreviato a carico dei componenti della banda del campo formata da “ufficiali” e gregari ciascuno con il proprio ruolo, chiamati a rispondere a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata a rapine, furti, ricettazione e riciclaggio. E ancora Jonni Stoiko, noto alle forze dell’ordine, fermato quattro volte in auto senza patente e senza assicurazione; Alex Stoiko pure volto noto agli inquirenti, alle spalle una
condanna per rapina scontata ai domiciliari in roulotte. All’epoca il Comune aveva preannunciato di costituirsi parte civile: «Dobbiamo mettere la parola fine a tutti questi anni di lassismo e di favoritismo verso persone che non rispettano la legalità» aveva commentato il sindaco Bitonci.

 

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