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Migranti, il ricatto di Renzi: “Chi non vuole rifugiati non avrà fondi Ue”

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“I Paesi dell’Est Europa che non vogliono accogliere rifugiati non godranno più, come fanno ora, della generosità dei Paesi che maggiormente contribuiscono ai fondi Ue”. È questo il senso del discorso che il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha fatto nel corso della cena dei capi di Stato o di governo dell’Unione Europea tenutasi ieri sera al Palazzo Justus Lipsius, sede del Consiglio Ue a Bruxelles, appuntamento dedicato al tema dei migranti, dopo una prima sessione sulla Gran Bretagna.
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“Passi avanti timidi sull’immigrazione, qualche passo indietro sull’accordo inglese”. Renzi riassume con queste parole la prima giornata di vertice europeo. La cena di lavoro dedicata alla crisi migratoria è durata sei ore. La discussione è stata piuttosto accesa. Al banco degli imputati l’Austria, con il suo annuncio di voler introdurre controlli alle frontiere e quote agli ingressi. Ma il cancelliere Werner Faymann non ci sta a farsi mettere all’angolo. Le decisioni dell’Austria sono in linea col diritto comunitario, dice. E se Renzi si è mostrato comprensivo verso l’Austria, sottolineando che che Vienna si trova in “una posizione che è comprensibilmente molto difficile” perché “l’Austria oggi ha più richiedenti asilo dell’Italia in termini assoluti, ed è un Paese decisamente più piccolo e meno popoloso”, molto meno lo è nei confronti dei Paesi dell’Est Europa, riottosi ad accettare i ricollocamenti.
“Basta con le prese in giro – avrebbe detto nel corso della cena – da un anno vi diciamo che questo problema riguarda tutti. Mettiamola così: la solidarietà non può essere solo nel prendere”. E avrebbe lanciato una minaccia: “Inizia adesso la fase della programmazione dei fondi 2020. O siete solidali nel dare e nel prendere. Oppure smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori. E poi vediamo”.
La sferzata di Renzi avrebbe raccolto il consenso di Francia e Germania. Alla fine della giornata il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker si dimostra ottimista, rinfrancato dal fatto che le sei ore di cena hanno consentito almeno di adottare delle conclusioni comuni. In realtà nel documento non c’è nulla di nuovo. Si ribadiscono soltanto gli impegni per i ricollocamenti. “È necessario un approccio europeo alla crisi migratoria – ha spiegato nel corso di una conferenza stampa in nottata – un approccio nazionale non è raccomandato.
Ora ho speranza, dopo aver visto che tutti i Paesi membri hanno adottato questo approccio, che faremo progressi sulle decisioni già prese mesi fa. Tutti gli Stati membri hanno riconfermato il proprio impegno sui ricollocamenti”. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha invece rilanciato annunciando già un nuovo vertice: “L’applicazione del piano congiunto con la Turchia resta una priorità e dobbiamo fare tutto il possibile perché abbia successo. Per questo abbiamo intenzione di organizzare un incontro speciale con la Turchia all’inizio di marzo”.

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