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Il camion killer di Berlino. Partito dall’Italia, tutti i misteri

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Il camion killer di Berlino. Partito dall’Italia, tutti i misteri

 

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Si lavora principalmente su un’ipotesi di attentato, dopo la strage di ieri sera a Berlino. Sulla dinamica dello schianto di un camion sulla folla a un mercato di Natale nella capitale tedesca indaga la procura federale, spiega il ministro della Giustizia, Heiko Maas. Ma le circostanze non sono ancora chiare e «la sequenza degli eventi può portare sia a un incidente sia a un attentato», dichiara il ministro dell’Interno del Land di Berlino, Andreas Geisel. Anche il ministro degli Esteri federale, Frank-Walter Steinmeier, insiste che i fatti non sono ancora chiari. E anche il ministro dell’Interno Thomas De Maiziere non osa parlare di terrorismo. Fino al presidente della Repubblica, Joachim Gauck, il quale si limita a giudicare quella di ieri «una brutta sera per Berlino e per il nostro Paese, che mi rende davvero sgomento».

Tante condoglianze, certo, per le vittime e le loro famiglie, ringraziando il personale di emergenza e di sicurezza. La cancelliera Angela Merkel parla esclusivamente attraverso il proprio portavoce Steffen Seibert e si dice «sgomenta» per il possibile attentato a Berlino. «Siamo in lutto per i morti e ci auguriamo che i tanti feriti possano essere aiutati», scrive Seibert sul suo account Twitter. Insomma,l’unica versione ufficiale è l’assenza di una versione ufficiale. Almeno fino a nuovo ordine.

Sono prudenti, tanto che per qualche ora le targhe polacche dell’autoarticolato e la sua provenienza dall’Italia sembrano diventare l’elemento principale della tragedia, nonostante che a poco a poco si faccia strada la notizia della nazionalità di uno degli attentatori. Il riserbo delle fonti ufficiali e l’autocensura dei giornalisti, comunque, non riescono a impedire di far trapelare che forse uno degli occupanti è pakistano oppure ceceno oppure afgano. A quel punto, i tentativi di ricostruzione delle principali emittenti televisive e dei siti si spostano sulle vittime, innanzitutto sul presunto autista del camion, un polacco. Il camion in effetti era partito dall’Italia per fare rientro in Polonia, scrive il Guardian, per il quale il mezzo doveva fermarsi a Berlino per consegnare il carico e il conducente, cugino del proprietario dell’azienda di trasporti polacca, aveva detto di volersi fermare per la serata. Ma ci sono forti sospetti che il mezzo sia stato rubato durante il viaggio. E che il camionista polacco non fosse alla guida. Infatti, l’azienda di trasporti di Stettino, che ne è la proprietaria, dice di aver perso il contatto con il veicolo attorno alle 16 del pomeriggio. Secondo quanto riportato dalla tv N24, trasportava ponteggi di acciaio dall’Italia e avrebbe dovuto scaricarli stamattina a Berlino. Il proprietario dell’azienda, identificato solo come Ariel Z.,è stato intervistato dall’emittente polacca Tvn24 e ha detto che il mezzo era guidato da suo cugino, che aveva intenzione di passare la serata a Berlino. Ma escluso che il suo parente, che guida camion da 15 anni, possa aver provocato lo schianto. Potrebbe essere stato rapito e, in qualche modo, sotto la minaccia delle armi, costretto a piombare sulla folla. Oppure essere stato ucciso in precedenza, per lasciare il terrorista libero di agire senza essere disturbato.

Quale dei due uomini fosse al volante, comunque, non è chiaro fin da subito. Secondo Die Welt,la persona morta trovata nella cabina del mezzo era polacca. Il quotidiano tedesco sembra così avvalorare apparentemente l’ipotesi – avanzata da alcune fonti tra cui lo spedizionere polacco che ha raccontato di non aver avuto notizie dell’autista, il cugino, dal pomeriggio – che il camion polacco, partito dall’Italia e che doveva fare tappaa Berlino, sulla strada di casa a Stettino, possa essere stato sequestrato ed usato per compiere la strage. In fondo, la tecnica è quella già utilizzata con efficacia per l’attentato a  Nizza del 14 luglio scorso. Almeno in quel caso non ci volle così tanto tempo prima di ammettere che si trattava di terrorismo islamico.

di Andrea Morigi

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