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HO 28 ANNI, MI LICENZIO E NON VOGLIO LAVORARE MAI PIU’ IN ITALIA: DIPENDENTE MULTINAZIONALE RACCONTA LA SUA VITA LAVORATIVA NEL BEL PAESE

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HO 28 ANNI, MI LICENZIO E NON VOGLIO LAVORARE MAI PIU’ IN ITALIA: DIPENDENTE MULTINAZIONALE RACCONTA LA SUA VITA LAVORATIVA NEL BEL PAESE

 

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“Ho 28 anni e dico addio al mio lavoro. Anzi, non voglio lavorare mai più”. È questo il titolo di un blog apparso sul sito Vox, in cui un giovane programmatore di computer spiega cosa lo ha portato a scegliere di licenziarsi e a rifiutare anche solo il pensiero di un futuro impiego. Nonostante un buon stipendio e un lavoro full time, “Eevee”°° (questo il nome a firma del post, ndr) è convinto della sua decisione: “Maledizione, il vero sogno è fare poter fare qualcosa che si ami, non diventare l’ingranaggio della macchina di qualcun altro”.

Nel blog, condiviso più di 4000 volte, l’ex dipendente illustra con una metafora cosa significa riempire quasi interamente le giornate con il lavoro. Dice di amare molto i picnic e di volerne fare quanti più possibile, ma, ovviamente, la settimana lavorativa di 40 ore è un ostacolo. Nel primo disegno, lunedì, martedì, mercoledì etc sono giorni assolati e “pieni di possibilità – scrive -. Posso fare un picnic dove voglio, vicino ai fiori, sotto l’ombra dell’albero. Solo il sonno separa un giorno dall’altro, ma è una piccola distanza e non è difficile, la mattina dopo, riprendere da dove ho lasciato”.

Ma ecco cosa accade se al quadro si aggiungono le ore da lavorare: improvvisamente fulmini e pioggia arrivano a dividere letteralmente in due la giornata. C’è ancora spazio per il picnic, ma è uno spazio ridotto, da ricavarsi e da godersi appieno prima che le nuvole tornino di nuovo il giorno successivo. “Il picnic deve essere inserito in quello spazietto e tutto il tempo non fai altro che guardare e pensare alla tempesta. Magari ogni tanto ci sono weekend senza lavoro, ma sono meno comuni del brutto tempo”.

Dunque, l’ex dipendente arriva ad una conclusione: “Ecco in cosa il lavoro si è trasformato per me: una costante, cupa interruzione”. Nonostante la decisione di abbandonare il suo impiego, ribadisce l’amore per la programmazione e spiega che ha moltissime idee che gli circolano per la testa, per videogame e nuovi linguaggi. Ma c’è un problema: “Molti di questi sono grandi sogni e hanno poco in comune con i sogni del mio datore di lavoro. Ho fatto del mio meglio per cercare un punto in comune tra questi due piani, ma alla fine la voglia di prendere uno stipendio ha avuto la meglio. Eppure, ad un certo punto, la tensione è diventata insostenibile e qualcosa o qualcuno andava sacrificato. Ho scelto di sacrificare il lavoro”.

Fortunatamente a fargli da “cuscinetto” ha trovato alcuni vecchi progetti da rispolverare e da far fruttare. Non sa ancora cosa accadrà in futuro, con le spese quotidiane e il mutuo da pagare. “Mi sono licenziato solo da una settimana, ho l’impressione che sia stata un lungo weekend di libertà. Sono più felice, dormo meglio, mi lascio interrompere dal mio gatto”. Scrive che spera che ognuno riesca a trovare un equilibrio tra lo stipendio e la sopportazione del lavoro: “Il sogno dovrebbe essere quello di fare ciò che ami, non essere l’ingranaggio della macchina di qualcun altro. Spero che tutti, prima o poi, troveremo il modo di arrivare a questo”.

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